martedì 6 dicembre 2011

VIENTO Y SAL Video and Casting

“Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità, il cui senso è la nostra vita. Si potrebbe dire che ognuno dio noi costruisce e vive un ‘racconto’
e questo racconto E’noi stessi, la nostra identità.”(…..) l’uomo ha  bisogno di questo racconto, di un racconto interiore continuo, per conservare la sua dignità, il suo sé.  (O.SACKS)

Abbiamo inziato quasi per caso, o per puro divertimento, a scrivere queste pagine.
Uno, io, cosi lontano dal mondo della musica.
L’altro, Indio, cosi lontano dalla letteratura.
Eppure, ci ha accomunato quel senso di nostalgia che ci portiamo dentro e ci ha condotto, attraverso l’un  l’altro, a rievocare il ‘racconto’ di noi stessi.

Ma la vera protagonista è la Patagonia rivissuta attraverso il filtro dei ricordi, col suo ostile ma naturale “VIENTO Y SAL”…


Video registrato in Patagonia Argentina (Comodoro Rivadavia Chubut) Lumiere Film/ NTV Studio Nello Pennino Napoli /  montato Video Production Carpi / Music Inside Studio Rovereto (Modena) Italy.



Flor Patagonia Prodaction / Lumiere Film
                                                   PD Video Production / Carpi
                                                   Music Inside Studio    / Rovereto
                                                                Mode Italy
Viento y Sal


                                     
 Quando sbarcai dal “colectivo”, l’occhio


e l’orecchio e gli odori stessi che


sentivo, mi disero che avevo

varcato un confine –

C’era una luce stupenda, di un pallidissimo
Ma finissimo oro –

Le nuvole sembravano fiocchi enormi, come


Di zucchero filato –Globi veloci, mossi da


un vento che li faceva danzare nell’aria,


violento, come sbattuti dai fili di un


Burattinaio invisibile – tuttavia torrenti di


Sole si stendevano sulla terra, arida,


inondando i campi di un colore non ben


definito. Da lontano si profilava all’orizonte


una catena di montagne –


sembravano beffarsi di quel vento forte e salmastro


Che rimoveva violentemente gli alberi e faceva


Rotolare i cespugli come


Briglie impazzite – esse no – erano immobili


Sembravano muoversi leggermente solo nei


Loro lineamente per la polvere che vorticava

E si alzava e si spegneva continuamente –


Insieme ai campi ai loro piedi, a quella terra


Forse color ocra, sembravano immuni dal tervore


Della vita di ogni giorno – forse oggetti


Collocati in un mondo disabitato –


Stavo tornando a casa e nella mia mente si


Affacciavano pensieri di ogni genere, pigri,


inafferrabili – nessun panorama somigliava a


quel mio panorama –




Pronunciai il nome di quella terra “Patagonia”


E mille volte lo ripetei affinché potessi


Riprendere quella familiarità che avevo sentito


Perduta – lo pronunciavo con accenti diversi,


ora con passione, ora con ironia, ora con rabbia,


ma il nome sembrava ribellarsi a farsi chiamare


Allora cominciai a dire “Patagonia” con tenerezza


E con un lieve accento di preghiera…….

Solo allora sembrò accettare il nome e accettare


Anche me….


A fare parte di quell’immensa solitudine che


Per tanto tempo mi ero portato dentro –


E mi parlò –


Con voce antica – con una cantilena familiare


Che richiamava le parole da tempo non più


Sentite – da accenti che pensavo dispersi


E finalmente mi senti a casa.